Euridice

ideazione e regia Marco Caboni
con Andrea Carnevale, Iole Lorizio, Lorenzo Mori, Daniela Neri, Angelo Romagnoli
direzione tecnica Silvia Bindi
suoni Stefano Jacoviello
trucco Laura Farneti
produzione laLut in collaborazione con CUTVAP – Centro Universitario per la Tutela e la Valorizzazione dell´Antico Patrimonio Scientifico Senese

"Siamo io e l´altro. In mezzo: lo spazio. Dove sono io? Dov´è l´altro? Ci muoviamo nel buio, cerchiamo a tentoni, non sappiamo mai se siamo vicini o lontani; e se, finalmente, per caso, la mia mano arriva a toccare l´altro, non so mai cosa ho toccato, un naso, una spalla, un ginocchio6hellip;Fra l´occhio e la cosa guardata l´intervallo è pieno dell´immagine della cosa. Non v´è alcuna certezza che la cosa sia là. Non sappiamo mai dove sia realmente la cosa che ci interessa, o meglio, in quale punto dello spazio essa corrisponda all´immagine che ne abbiamo."
A. Giacometti

Euridice è una camera oscura che giace nel profondo, popolata di voci, di musica, di suoni; le voci sono quelle di Beckett, di Kafka, di Rilke. Euridice è un piccolo museo degli sguardi, ogni sguardo ha una sua teca, ogni teca è fatta di specchi, ogni specchio è coperto. Del mito più che la componente narrativo–simbolica ci interessa la struttura: Euridice in quanto strumento che permette ad Orfeo con il proprio svanire di aver accesso allo sguardo, di poter vedere, di vedere là dove nessuno sguardo è permesso. Il teatro è il luogo dove ossessivamente lo sguardo si annida, e aspetta di andare oltre.

Euridice fa parte del Progetto Teatro e Scienza, nato dalla collaborazione fra il CUTVAP e laLut, con l´intento di esplorare, attraverso "la visione", le possibili relazioni fra le forme del teatro/arti visive e quelle della conoscenza e divulgazione scientifica.

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Dalle Stelle

Cortocircuiti accademico–scentifici
16 scene dentro un atto unico

di Silvia Calamai

regia Filippo De Dominicis e Marta Mantovani
con Ugogiulio Lurini e Francesco Pennacchia
allestimento e luci Silvia Bindi
musiche originali Stefano Jacoviello
costumi Marco Caboni
produzione laLut

L´opera di Silvia Calamai è la scrittura di un gioco ripiegato su se stesso, il dialogo fra due poli di
un´unica identità,: quella del linguaggio logico–scientifico nel momento in cui ha perso i suoi oggetti
d´indagine. Il testo è un continuo esercizio di cortocircuitazione del linguaggio, dove le parole tentano un continuo e inutile recupero dei referenti materiali del discorso: i significanti mancano i significati e ritornano a se stessi. Ciò che entra in crisi allora è l´oggetto del discorso e il corpo di chi lo dice, a favore di una logica linguistica che tenta di bastare a se stessa. Questa progressiva cancellazione del corpo a vantaggio della parola è uno stimolo teatrale molto forte: indica la direzione di uno scontro fra l´attore e il testo che si trova costretto a dire per sopravvivere (restare in scena), accettando in cambio la fine del senso come nesso fra simbolo e oggetto, fra parola e corpo.

Il testo di Silvia Calamai è risultato vincitore dell´edizione 2002 del "Premio di Drammaturgia Don Chisciotte", istituito da Egumteatro e laLut.

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PPP Passaggio per Pianoforte e Piuma

liberamente ispirato all´opera di Pier Paolo Pasolini

testo e regia Filippo De Dominicis
con Gianni Berardino, Andrea Carnevale, Ugogiulio Lurini, Marta Mantovani, Francesco Pennacchia, Silvia Signorini e con la voce di Francesco Leonetti
costumi Marco Caboni
scene e luci Silvia Bindi
musiche composte ed eseguite da Stefano Jacoviello
produzione laLut nell´ambito del progetto europeo "Il viaggio di Edgar Walpor" U.E. Programma Cultura 2000, promosso per l´Italia dall´Università di Siena, dal Comune di Siena e dal Festival della Val d´Orcia e di Montalcino
con il contributo di Fondazione Monte dei Paschi di Siena e Provincia di Siena

L´opera di Pier Paolo Pasolini ci tocca soprattutto per la violenza del conflitto fra adesione appassionata al reale e distanza critica dalle sue forme. La sua forza nasce dallo strabismo intellettuale e poetico che la percorre: un occhio al cielo e uno alla terra. La nostra ricerca si è svolta in tre tappe. Nella prima abbiamo costruito quattro figure "morenti", ombre tragiche dell´immaginario moderno: un prete pop, una sposa rinchiusa, un becchino poeta, un politico agonizzante (PPP Patetica Performance Popolare, presentato al Palazzo delle Papesse di Siena). Nella seconda tappa abbiamo lavorato su altre quattro figure, due maschili e due femminili: Opale e Cannafoglia, gli uomini, sono immagini allegoriche di due forme d´amore, quello per le parole e quello per le cose; Piumetta e Alida, le donne, sono una l´immagine della veggenza, bambina senza tempo che abita la terra senza appartenerle, la seconda una madre antica e popolare (Ritornello – Poetica Parabola Popolare, presentato in borghi di campagna e altri spazi non teatrali). Da questi materiali nasce la tappa conclusiva (PPP Passaggio per Pianoforte e Piuma), strutturata come un trittico. Il primo quadro (La luce) presenta la figura di Piumetta. Creatura liminale in cui convivono origine terrena e destino immaginario, Piumetta sogna lo spettacolo che prende forma alle sue spalle sotto la regia conflittuale di due figure angeliche: Polis e Tetis. Polis organizza il secondo quadro (La vita) attraverso un gioco metateatrale in cui, come un burattinaio, racconta la storia di Piumetta, Alida, Opale e Cannafoglia. Tetis è invece un regista crudele che, nel terzo quadro (La morte), volge il sogno in incubo trasformando Piumetta in una sposa folle, Cannafoglia in un becchino, Alida in una madre dolorosa, Opale in un politico. Ma sia il sogno che l´incubo avvengono in teatro, luogo sospeso dove ´essere vivi o essere morti è la stessa cosa´.

Lo spettacolo ha partecipato al 34° Festival Internazionale Santarcangelo dei Teatri.

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