liberamente tratto da Il portacesta di Andonio Petito
di e con Francesco Pennacchia
produzione laLut in collaborazione con Associzione Warburg Italia e Associazione Corte dei Miracoli
Pasquél, servo della prima attrice, la signora Cazzola, si ritrova da solo, in un immaginario camerino, a raccontarsi le gesta della sua padrona e, innescando un gioco rituale di progressiva immedesimazione con la figura di lei, ripercorre i brani preferiti che ha appreso ascoltandola tutte le sere. L´atto tragico finale giunge proprio quando tale percorso ha sfiorato forse il massimo risultato possibile, l´identificazione; Pasquél, noncurante delle lacune linguistiche che caratterizzano le sue citazioni, pur attraverso continui ridicoli strafalcioni, tenta disperatamente di accogliere dentro di sé, anche solo per un attimo, la signora Cazzola.
Lo spettacolo Peti´ costituisce la prima tappa del progetto triennale de la Lut Quadricromia del comico,
un percorso di ricerca teatrale e visiva sulle diverse figure e tipologie del comico che ha inizio nel 2004.
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di Andonio Petito
regia Francesco Pennacchia
con Andrea Carnevale, Lorenzo Mori, Francesco Pennacchia, Angelo Romagnoli, Silvia Signorini
produzione laLut, X Festival della Val d'Orcia e XXIII Festival Internazionale di Montalcino,
in collaborazione con Associazione Corte dei Miracoli
Pulcinella, ormai vecchio e malandato, si ritrova a dover contrastare
l´amore tra sua figlia Rita e il giovane
Don Felice e tutti i trucchi e i sotterfugi di cui si era fatto promotore nelle farse precedenti, ai danni del
vecchio padre di turno, questa volta vengono orditi ai suoi danni, per opera degli stessi innamorati.
La comicità nasce, come sempre nella farsa, a partire da una condizione umana ridotta ai minimi termini, angosciata
dalla miseria più nera, da una fame atavica e dalla cronica paura della morte; ne consegue una continua oscillazione
tra il tragico e il comico che, in questo spettacolo, dà vita a figure che si dibattono tra un incubo e l´altro fino
ad un illusorio lieto fine.
Lo spettacolo Don Felice Sciosciammocca creduto guaglione ´e n´anno costituisce la seconda
tappa del progetto triennale de la Lut Quadricromia del comico, un percorso di ricerca teatrale e visiva sulle
diverse figure e tipologie del comico che ha inizio nel 2004.
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ideazione e composizione Marco Caboni
idraulica del corpo e della voce Florinda Pecoraro
Stanza Prima
con Marco Caboni, Marta Mantovani, Lorenzo Mori
produzione laLut in collaborazione con Palazzo delle Papesse Centro d'Arte Contemporanea
Stanza Seconda
con Ivo Grande, Daniela Neri, Lorenzo Mori, Angelo Romagnoli
produzione laLut, Comune di Siena – Assessorato alla Cultura
ALICE è un progetto di spettacolo che si basa sulla natura dei luoghi nei quali si manifesta: lo spazio detta la forma,
i contenuti e i principi teatrali restano gli stessi.
Denominiamo ogni luogo d´azione stanza.
Ogni stanza ha per noi le caratteristiche di un ritratto.
ALICE analizza le possibilità di contatto e di allontanamento che esistono all´interno della vicenda che lega sguardo
esterno all´opera e sguardo ad essa interno. Qui, al Palazzo delle Papesse, abbiamo provato a eliminare lo sguardo
interno, abbiamo provato a cancellare lo sguardo del ritratto, chiedendoci cosa resta ai limiti di questa assenza.
Ciò che resta è ciò che esponiamo.
Di fronte alla vastità e complessità dell´opera di Lewis Carroll abbiamo pensato di affrontare questa materia
attraverso un itinerario di ricerca a tappe che si potesse sviluppare in un tempo indefinito e in diversi luoghi,
così da isolare dei nuclei tematici da esplorare nei singoli eventi. Il fatto che siano i luoghi a determinare
la forma dello spettacolo, ci libera dalla consolidata abitudine di costruire uno spazio intorno a un testo o a
un´idea registica; ALICE, in questo senso, non è un´idea ospite di uno spazio, ma è un´idea che coincide con
lo spazio, ALICE è lo spazio. La natura multiforme e flessibile di questi luoghi, racchiude in sé l´instabilità della
struttura spettacolare ALICE: l´incapacità di essere una e identica a sé, la propensione a stare nel molteplice, nel plurale,
a conservare al suo interno tutte le forme necessarie alla sua espressione. Proprio tutte, anche le peggiori.
Il contatto, la collisione, lo scontro fra queste forme, che si trovano nella necessità di stare nello stesso luogo,
sono la ragione di esistenza di ALICE. Dispersa in mezzo a queste forme, ALICE non sceglie e non seleziona,
ma esplora e la natura ambigua e frammentata del suo sguardo sul mondo ci parla della terribile complessità del banale.
ALICE non dice niente.
ALICE non spiega niente a nessuno.
ALICE sente e mostra ciò che sente, e questo è tutto ciò che può fare.
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