Nella colonia penale

dal racconto di Franz Kafka

regia Ivo Grande e Marco Caboni
con Ivo Grande
scene e costumi Marco Caboni
musiche originali e spazio sonoro Stefano Jacoviello
traduzione dal testo originale a cura di Mauro Nervi
si ringrazia Musicando Studio di Francesco Oliveto

"Quando Kafka leggeva i suoi scritti agli amici, quell´umorismo diventava particolarmente manifesto. Ridemmo, per esempio, senza freno quando ci fece sentire il primo capitolo del Processo. Egli stesso rideva talmente che per qualche momento non era capace di continuare la lettura. Fatto abbastanza strano quando si pensi alla tremenda serietą di questo capitolo. Ma era proprio così. Vero è che non si trattava d´un riso buono e tranquillo. C´era però anche una parte di riso buono accanto alle cento parti paurose che non intendo minimizzare."
Max Brod, L´antico problema di Giobbe

Le immagini e i personaggi dei testi di Kafka spesso si relazionano fra loro come attori. Le indicazioni di luogo e di movimento dei corpi riflettono in modo esplicito le dinamiche discorsive attraverso le quali un regista si rivolge ai suoi attori. Gli spettacoli che negli anni sono stati messi in scena a partire da Kafka, nella maggior parte dei casi, hanno finora presentato un´identica e parziale idea di rappresentazione. L´idea di restituire al pubblico tutti gli aspetti ironici del racconto a cui ci siamo accostati, È stato per noi il punto fermo dal quale siamo partiti per realizzare questo spettacolo. I diversi elementi della scena – suono, musica, voce, immagine e corpo attorale – attraverso percorsi differenti e a volte contraddittori creano il contrappunto necessario a rappresentare una realtą che non è mai univoca anche se vissuta in un unico tempo e in un unico luogo: quello della scena.

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Crianza

testo e regia Angelo Romagnoli
con Andrea Carnevale, Silvia Franco, Francesco Pennacchia, Angelo Romagnoli
luci Silvia Bindi
scene Porciatti e Fagioli
costumi Marco Caboni
Anteprima nell´ambito della terza edizione del Festival Voci di Fonte (giungo 2006)
Debutto al XI Festival della Val d´Orcia e XXVII Festival Internazionale di Montalcino (luglio 2006)

Per un incidente demografico, qualcuno attraversa la vita senza un perché. È che proprio non c´è posto. Non c´è terra. Però c´è sempre la speranza che con l´Osservanza e l´Educazione tutti un giorno avranno giustizia. Nel frattempo, per precauzione, ordine ordine e ordine, e se qualcuno ha un prurito oppure è bulimico che si comporti con decenza, Santa Vergine! Ci distruggono tutto, questi! È sempre un paese civile, questo! E soprattutto, un po´ di rispetto per chi aspetta il ritorno dell´Uomo Forte. Ecco.

Nel tempo degli accadimenti lontani il bambino attraversava un mondo mostruoso. Credeva che quel mondo fosse la vita degli adulti, e che sarebbe sfuggito alle sue mostruositą, alla deformità della vecchiaia e allo sguardo opaco dei grandi. Credeva che la sua venuta nel mondo sarebbe stata l´inizio di un´era di luce e di vita eterna, di battaglie vittoriose e di riscatto perpetuo. Altrimenti, che senso avrebbe essere nati? Poi un giorno, all´improvviso o forse lentamente, inizia la caduta. Il bambino diventa ´mostro´ anche lui, come gli adulti che vedeva. Lo zio, il prete, il padre…deformità che in loro denunciavano una pena meritata, ma quanto ingiusta è la caduta per chi deve compiere grandi cose…In quel giorno inizia la nostra storia a ritroso, nel momento della morte del ´nostro´.

L´infanzia è una qualità che è evaporata ormai e ha lasciato un alone di dismissione, al massimo l´età aurea è un bel veicolo per l´aneddoto. Il gioco della rappresentazione è il recupero di quella qualità evanescente – che però non ci lascia mai. Crianza parla della perdita di quella ´specialità´ che ci si ostina a volere per sé, è una commedia dove l´infanzia sopravvive negli adulti. È un gioco nel quale si perde il senso della realtà visiva per tentare il recupero nella commedia surreale, è un ritratto pittorico su chi non chiede di meglio che stare al proprio posto, prigioniero dell´ombra dell´educazione ricevuta, e per il rispetto di questa pretende un premio. Crianza è una sàtura dove si attraversano i generi. Secondo Kierkegaard, il comico nasce laddove si impugna la soggettività per oggettiva e la si adopera come veritą indiscussa. A guardare bene questa è anche la via per il tragico, è una strada doppia che si interrompe come era cominciata, la destinazione non era importante.

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Jeffrey. Mostri si nasce

testo Francesco Niccolini
regia Giuliano Lenzi
con Marco Caboni, Ilaria Finetti, Ugogiulio Lurini
scene Porciatti e Fagioli
costumi Marco Caboni
musiche e suoni Marco Bianciardi
voci Rita Ceccarelli e Walter Bonino
ricerca video Ivo Grande

Jeffrey è un serial killer quasi involontario, goffo quanto efferato. Rinchiuso nel suo mondo senza contatti con l´esterno, uccide forse per incapacitą di confessare il proprio amore, poi con apparente leggerezza si sbarazza dei cadaveri. Più che un giallo o noir, è un viaggio sospeso tra tenerezza e ironia alla scoperta del sottilissimo confine tra normalità e criminalità, tra controllo e perdita del controllo, tra inoffensività e abitudine alla violenza.
Jeffrey. Mostri si nasce, opera prima mai rappresentata del drammaturgo Francesco Niccolini, rappresenta per laLut la prosecuzione di un percorso attraverso la nuova drammaturgia italiana, cominciato con Pazzi di Luigi Maccione Rodriguez e proseguito con Dalle Stelle di Silvia Calamai; e la prosecuzione, dopo Conversazione con l´uomo nell'armadio di Ian McEwan e lo stesso Pazzi, di una ricerca sul tema della follia quotidiana e domestica.

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