Il Custode

laLut/Francesco Pennacchia
di Harold Pinter
traduzione Alessandra Serra
regia Francesco Pennacchia
con Francesco Pennacchia, Angelo Romagnoli, Luca Stetur
tecnico luci Silvia Bindi
produzione laLut, Festival Voci di Fonte, Armunia Costa degli Etruschi
con il sostegno di Regione Toscana

Nel chiuso di un tugurio pieno di cianfrusaglie, spifferi e infiltrazioni d´acqua piovana, un vecchio barbone trova un riparo grazie a un giovane uomo, psicolabile, che abita lì. Un altro giovane uomo, il proprietario del tugurio, va e viene. Il luogo sembra una zona franca al riparo dalle regole spietate e selvagge della società, ma in questo microcosmo si riproducono quegli stessi rapporti violenti che scandiscono la vita nel mondo esterno.
Dopo i due lavori tratti da Antonio Petito, Don Felice Sciosciammocca creduto guaglione ´e n´anno e Petì, Francesco Pennacchia continua ad indagare il ´tugurio´ come il luogo di incubazione della tragedia e della commedia umana.
La messinscena punta senza riserve, come indicato da Pinter, al gioco tra gli attori, lasciando loro – in uno spazio angusto, schiacciato tra mobili ed oggetti – la responsabilità di attraversare la dinamica degli avvenimenti e di creare la commedia.



Aspettando Godot di Samuel Beckett

laLut/Egumteatro
di Samuel Beckett
copyright Editions de Minuit
traduzione Carlo Fruttero
regia Annalisa Bianco e Virginio Liberti
con Martino Biagi, Sergio Licatalosi, Francesco Pennacchia, Massimiliano Poli, Angelo Romagnoli
regista assistente Amandio Pinheiro (Stagista della borsa di studio "Inov–Art" promossa dal Ministero della Cultura/DGartes portoghese)
produzione Egumteatro, laLut Centro di Ricerca e Produzione Teatrale, Festival Voci di Fonte
con il sostegno di Regione Toscana - Sistema Regionale dello Spettacolo

Aspettando Godot di Samuel Beckett è un'icona della storia del teatro.
Un testo di rottura, di rischio artistico, di alto valore morale, con un immaginario che negli anni 50 ha indicato la strada da seguire e molti l´hanno percorsa. Ma quella strada non è più percorribile. Sono passati 60 anni da quando è stato scritto il dramma di Vladimiro, Estragone, Pozzo, Lucky e quelle parole hanno perso la loro dirompente forza, la loro iniziale freschezza.
Tutto è stato gravato dalla monotonia di messe in scena, anno dopo anno, sempre uguali, a causa della decisione dell´autore e dei suoi eredi di controllare non soltanto l´integrità delle frasi ma anche le ormai vetuste idee registiche presenti nelle didascalie. Questa comprensibile autodifesa contro i registi disubbidienti, incuranti dell´autentico spirito beckettiano, ha trasformato la novità in una noia sempre uguale e la vitalità di un tempo in morte museale.
Ecco la beckettiana rottura con la tradizione diventata negli anni una tradizione della rottura e a volte un´autentica rottura tradizionale…
Aspettando Godot si è trasformato in una mummia artistica, da conservare in un teca a temperatura costante, lontana dagli odori e dai turbamenti della vita. E se diciamo tutto questo è per dichiarare apertamente la nostra profonda tristezza per un grande testo teatrale diventato un mediocre testo letterario che si agita sul plateaux, ridicolo come quelle persone che non accettando lo scorrere del tempo vogliono restare sempre uguali.
Il nostro Aspettando Godot nasce da queste considerazioni. Non è detto che riusciremo a realizzare un buono spettacolo ma faremo del nostro meglio, nel rispetto delle norme contrattuali, per diminuire lo stato vegetativo in cui si trova da anni. E ci guideranno le parole di Beckett quando in una poesia scrive:

morte parmi
ses mouches mortes
un souffle coulis
berce l´araignée

morto nel mezzo
delle sue morte mosche
l'alito di uno spiffero
dondola il ragno



Che fine hai fatto, Dudù?

spettacolo per ragazzi

laLut/Egumteatro
di Marco Caboni
con Andrea Carnevale e Marta Mantovani

All´arrivo del pubblico la scena si presenta invasa da un cumulo disordinato di scatole di cartone.
E´ un magazzino prima di uno sgombero? Una casa prima di un trasloco? Un teatro dopo uno spettacolo?
Beh, siamo esattamente in mezzo fra il prima e il dopo, fra un posto e l´altro: siamo nel luogo dove le cose si trasformano. Entra un uomo, è muto, un po´ imbranato ed è accompagnato solo dalla musica. Tenta di fare un po´ d´ordine, ma scoprirà che queste scatole (come tutte le scatole) non sono solo dei contenitori, ma possono essere molto di più…
Piano piano le scatole diventano personaggi, con visi, espressioni, abiti, identità, e la scena si popola di una numerosa famiglia, una famiglia di artisti del circo.
Ed ecco l´idea: la piramide umana! Durante la rocambolesca costruzione della piramide arriva il secondo personaggio: è una donna, miope al limite della cecità e incapace di tacere per più di sette secondi, ha la erre moscia, la esse sibilante e per di più indossa una sola scarpa… insomma, un pericolo pubblico. Inutile dire che l´occasione d´incontro fra i due sarà una catastrofe: il crollo della piramide.
Da qui in poi incomincia la ricerca del misterioso terzo personaggio Dudù: non si capisce chi è né dove si trova. Per capire chi è e dov´è, e decifrare gli indizi che via via si presentano, i due strampalati personaggi hanno bisogno dell´aiuto dei bambini, che da questo momento in poi diventano i veri protagonisti dello spettacolo.
Che fine hai fatto, Dudù? è uno spettacolo fra clownerie e teatro dell´assurdo.

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