La morte del cherubino

di Franco Fortini

riduzione teatrale Attilio Lolini
regia Giuliano Lenzi
con Andrea Carnevale, Filippo De Dominicis, Silvia Franco, Iole Lorizio, Ugogiulio Lurini,
Marta Mantovani, Francesco Pennacchia
costumi Marco Caboni
scene Porciatti e Fagioli
luci Silvia Bindi
musiche originali Elton Junk: Marco Bianciardi,
Matteo Cucini, Andrea Tabacco
organizzazione Franca Silletta
produzione Università degli studi di Siena

Il racconto di Fortini, scritto sull´onda delle suggestioni della Palermo barocca ricevute durante un viaggio in Sicilia, diviene, coerentemente al suo carattere fortemente simbolico, la rappresentazione di un percorso teatrale–rituale. Il racconto ripercorre la prima esperienza del dolore in seguito ad una perdita, l´elaborazione di questa, il superamento, la solitudine. Lucilla, fidanzata del barone di Grottasanta, lo tradisce: il tradimento è il pretesto del viaggio iniziatico che il barone intraprende alla ricerca della propria identità, un viaggio attraverso il "sogno" per crescere e prendere contatto con la realtà. Il barone entra in un mondo sotterraneo, mefistofelico e sulfureo alla ricerca di Zampaglio, uno scultore di fama, per chiedergli la statua che somiglia alla donna amata. Zampaglio, il trasformatore della materia, l´artista ormai divenuto "l´ombra di se stesso", agli occhi di Grottasanta appare sdoppiato: lo spettro da cui il barone vuole difendersi e insieme essere educato. Lo scultore trova la statua mutilata e la distrugge come in preda ad un´eccitazione dionisiaca e subito il barone incontra un´altra donna, Lisabetta, che fuggendo sui tetti cade e si uccide. La distruzione dell´immagine idealizzata (il cherubino di stucco) e la morte della ragazza sono il doppio sacrificio necessario a Zampaglio per chiudere il cerchio rituale e uscire dal "sogno" del baronetto. La costruzione dello spettacolo è partita dalla ricerca delle immagini evocate nel testo, il lavoro degli attori ha preso forma insieme alla musica degli Elton Junk, ispirandola e traendone ispirazione. La coerenza narrativa del racconto esplode nella sovrapposizione onirica di immagini e suoni, la letterarietà dello stile di Fortini è "tradita" dalla ricerca dell´immaginario barocco che evoca. La messinscena sposta la rappresentazione dalla realtà della terra di Sicilia allo spazio interiore del protagonista, portando a coincidere lo sguardo del pubblico con quello della soggettività visionaria del barone. Le figure intorno a lui si manifestano all´improvviso, si sdoppiano, si vanificano; le situazioni si ripetono ossessivamente, la coscienza del protagonista è come prigioniera di una spirale di sonorità elettriche, primitive, rituali o astratte, da cui uscirà solo con un canto finale, doloroso e liberatorio. Una rete di pescatori siciliani raccoglie una piccola "favola di formazione" la cui protagonista assoluta è l´Arte e chiude lo spazio scenico. Attraverso questa rete gli spettatori possono solo intravedere l´inizio del viaggio, e nel momento in cui si apre hanno il tempo della finzione per capire. Poi la rete si richiude.

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