testo e regia Angelo Romagnoli
con Andrea Carnevale, Silvia Franco, Francesco Pennacchia, Angelo Romagnoli
luci Silvia Bindi
scene Porciatti e Fagioli
costumi Marco Caboni
Anteprima nell´ambito della terza edizione del Festival Voci di Fonte (giungo 2006)
Debutto al XI Festival della Val d´Orcia e XXVII Festival Internazionale di Montalcino (luglio 2006)
Per un incidente demografico, qualcuno attraversa la vita senza un perché. È che proprio non c´è posto. Non c´è terra. Però c´è sempre la speranza che con l´Osservanza e l´Educazione tutti un giorno avranno giustizia. Nel frattempo, per precauzione, ordine ordine e ordine, e se qualcuno ha un prurito oppure è bulimico che si comporti con decenza, Santa Vergine! Ci distruggono tutto, questi! È sempre un paese civile, questo! E soprattutto, un po´ di rispetto per chi aspetta il ritorno dell´Uomo Forte. Ecco.
Nel tempo degli accadimenti lontani il bambino attraversava un mondo mostruoso. Credeva che quel mondo fosse
la vita degli adulti, e che sarebbe sfuggito alle sue mostruosità, alla deformità della vecchiaia e allo sguardo
opaco dei grandi. Credeva che la sua venuta nel mondo sarebbe stata l´inizio di un´era di luce e di vita eterna,
di battaglie vittoriose e di riscatto perpetuo. Altrimenti, che senso avrebbe essere nati?
Poi un giorno, all´improvviso o forse lentamente, inizia la caduta. Il bambino diventa ´mostro´ anche lui, come
gli adulti che vedeva. Lo zio, il prete, il padre…deformità che in loro denunciavano una pena meritata, ma
quanto ingiusta è la caduta per chi deve compiere grandi cose…In quel giorno inizia la nostra storia a
ritroso, nel momento della morte del ´nostro´.
L´infanzia è una qualità che è evaporata ormai e ha lasciato un alone di dismissione,
al massimo l´età aurea è un
bel veicolo per l´aneddoto. Il gioco della rappresentazione è il recupero di quella qualità
evanescente – che però
non ci lascia mai. Crianza parla della perdita di quella ´specialità´ che
ci si ostina a volere per sé, è una
commedia dove l´infanzia sopravvive negli adulti. È un gioco nel quale si perde il senso della realtà visiva
per tentare il recupero nella commedia surreale, è un ritratto pittorico su chi non chiede di meglio che stare al
proprio posto, prigioniero dell´ombra dell´educazione ricevuta, e per il rispetto di questa pretende un premio.
Crianza è una sàtura dove si attraversano i generi. Secondo Kierkegaard, il comico nasce laddove si impugna la
soggettività per oggettiva e la si adopera come verità indiscussa. A guardare bene questa è anche la via per il
tragico, è una strada doppia che si interrompe come era cominciata, la destinazione non era importante.
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