regia Angelo Romagnoli
coreografie Massimo Andaloro
con Massimo Andaloro, Silvia franco, Ugogiulio lurini
costumi Marco Caboni
scene Silvia Bindi
musiche E. Grieg, R. Moran, S. Reich
produzione e organizzazione Romagnoli–Andaloro, laLut
Il mito urta la morale di sempre. Un uomo guarda in faccia gli dei, li tratta da pari a pari, li inganna. Il suo
talento lo spinge a superarli, a tal punto che Zeus prima, Ares e la Morte poi, non riescono a punirlo fino alla fine dei suoi giorni.
Da allora in poi la pena è nota. Sisifo s´impossessa pienamente della sua esistenza materiale, è un blasfemo che disegna una nuova cosmologia;
gli dei per lui sono una controparte che l´uomo abile sa ingannare. Sisifo ha qualcosa di disgustoso, il suo cinismo e
la sua incapacità di vivere il ´sacro´ sono troppo evidenti per essere dimenticati e troppo pericolosi da ricordare e
farne un archetipo riconosciuto. Sisifo, in una mitologia genealogica dove gli uomini si accoppiano con gli dei, non
ha molto per essere un mito maggiore. Camus su quest´uomo in rivolta scriverà pagine innovative, Sysiphus® va in
direzione opposta.
Il Sisifo rappresentato in questo spettacolo è inconsapevole di sé, ha bisogno di complici, non sa che
sta vincendo la sua lotta metafisica con gli dei perché non sa di combatterla. La sua intelligenza è
mossa dalla Necessità nella materia, Sisifo è uno speculatore immanente. È carne e scena, non un pensatore.
Non ha un piano. Si spende nelle sue azioni e nei suoi obiettivi a corto raggio con un´energia e un´accortezza
sovrannaturali. La sua arma è una seduzione indecifrabile, la sua opera è l´Inganno.
Lo spettacolo ha una struttura drammaturgica che si incastra nel suono. Ciò che ne scaturisce è
una partitura gestuale scandita nel tempo musicale, esattamente come un brano da camera. Privo di scrittura
testuale Syisyphus® è un lavoro completamente performativo. Lo sforzo si dirige sul movimento e sul dialogo
´intenzionale´. La parola serve da scansione temporale e il suo senso apparente vorrebbe creare un gioco
dell´ineffabilità; di tutto si può parlare tranne di quello che importa davvero. La scelta metodologica aiuta
a mostrare il grottesco di questo Sisifo, i suoi piccoli traffici e l´impossibilità di essere all´altezza del mito;
due Sisifo si perdono nella fatica immane di giochi inutili. Il raggiro a un altro personaggio, innocuo, non ha niente
a che vedere con la grandezza divina degli ingannati del mito. C´è la fatica di fare il male perché
il bene è esangue, e c´è la fatica di ingannare un tempo privo di senso. La chiusura del cerchio avviene in una sorta di
inconsapevolezza.
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