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Jerzy Stuhr presenta il progetto

Ognuno di noi possiede una propria liminalità privata. La mia personale si è impressa nella memoria per tutta la vita. Anno 1980. Il primo contatto artistico con il mondo dell’Occidente. Per un fortunato caso del destino fui invitato a recitare in uno spettacolo allestito all’estero. Non è forse significativo che si trattasse proprio di un’opera di Stanislaw Ignacy Witkiewicz? Io, al di là della cortina di ferro e isolato da tutto ciò che ispirava gli artisti dell’Occidente, inaspettatamente dovevo trovare un linguaggio artistico comune al loro. Quanto li invidiavo per quella disinvoltura, l’accessibilità verso tutto ciò che poteva suggestionarli, quanto invidiavo che vedessero così tante opere d’arte, così tanti spettacoli e film per me irraggiungibili se non addirittura proibiti. Ero geloso del fatto che potessero viaggiare ovunque e che potessero dire quello che volevano. E improvvisamente, grazie a chissà quale miracolo, mi trovo insieme a loro, io, dalla mia patria trincerata dal muro di Berlino. Come cavarsela, quale forza trovare in sé per superare i complessi e le abitudini provinciali, se non proprio l’ignoranza? Ad un tratto, nel condividere il processo di creazione, iniziai a scoprire che proprio in questa mia diversità, estraneità risiedeva l’enorme potenziale creativo: quello che per me rappresentava il limite si tramutava in qualcosa di originale, liberato dagli stereotipi dell’attività creativa. Allora feci una riflessione: se io, che mi trovo qui in un paese libero (il fatto avveniva in Italia), ne traggo un vantaggio tanto grande e sono così suggestionato creativamente, forse le mie esperienze, le capacità, l’estetica, influenzeranno allo stesso modo i miei partner. Iniziammo così a ispirarci reciprocamente in maniera straordinaria.
Così è avvenuto il mio ingresso in Europa. Dopo anni, ora che l’Europa è ormai diventata la mia dimora artistica, tutti questi ricordi hanno ripreso a vivere per opera di alcuni giovani artisti di teatro dell’Università di Siena, che sono venuti da me con il progetto Edgar Walpor –l’ uomo con le valigie, colui che oltrepassa i limiti della frontiera, nel suo viaggio attraverso il mondo dell’arte – il mondo di Pasolini, di Genet, di Witkacy. Ho reso partecipi di questo progetto i miei studenti della Statale Scuola Superiore di Teatro di Cracovia, e li ho convinti a collaborare con i loro coetanei in Italia e in Francia. Questo progetto, che comprende la realizzazione di tre spettacoli basati su testi degli autori citati, è utile per diversi aspetti artistico-conoscitivi; a corollario degli spettacoli, infatti, sono previste altre iniziative – conferenze, mostre, video-registrazioni. I giovani artisti non solo si scambieranno le reciproche conoscenze, i propri metodi di lavoro, il modo di pensare, gli sviluppi tecnici e si confronteranno con il pubblico dei diversi paesi – gli spettacoli saranno presentati in Francia, in Italia e in Polonia – ma soprattutto si scontreranno con il pensiero di tre grandi personaggi della cultura europea. Ciascuno di loro oltrepassò il proprio tempo, costruì la propria individualità, facendo di lei il principale mezzo e non solo dell’attività artistica. Ciascuno fu a suo modo un solitario, che destinava a sé i propri sentieri dell’umana e artistica libertà. Dovrebbe essere questo, per i giovani che ho accettato di seguire, il più grande tornaconto e ammonimento.
Oggi nell’epoca in cui viviamo si nota, purtroppo, la scomparsa dell’individualità e della personalità. Incombe l’imitazione, l’uniformazione. La moda, le abitudini, la scelta del divertimento, i gusti della gioventù incominciano a essere uguali ovunque. Con timore osservo, che parimenti i giovani perdono il coraggio artistico. Mi risuona nelle orecchie la frase di un giovane regista cinematografico, che alla conferenza stampa di un importante festival, dichiarò: "Avrei voluto anche ribellarmi, ma poi mi sono reso conto che non ne valeva la pena e mi sono dato pace”.
Che Pasolini, Witkacy e Genet consegnino ai nostri studenti, ai giovani artisti del teatro, un pezzo della loro creativa inquietudine e ribellione, che diano loro il coraggio di essere diversi, di far sì che questo sia una forza. Che mostrino a loro, come dalla propria diversità, frontiera, individualità si possa tracciare il proprio stesso programma di vita e la strada della creazione.
Non è un caso che il simbolo grafico del nostro progetto sia la scultura del grande artista polacco, Tadeusz Kantor. Con ostinazione e abnegazione lui costruì tutta la vita sulla base di questo programma estremamente difficile: mostrare a tutto mondo la propria diversità, l’individualità. Lui raccontava dell sua „liminalità”.
Spero che il lavoro sul progetto Il Viaggio di Edgar Walpor- l’uomo con le valigie, sia per i nostri giovani una grande lezione di istigazioni artistiche e di futura “vita nell’arte”.

Jerzy Stuhr

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(Trad. Silvia Parlagreco e Natalia Zarzecka)

 
 
 
 

 

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Progetto "Edgar Walpor" - Programma UE Cultura 2000

European Parliament resolution on the importance and dynamics of
the theatre and the performing arts in an enlarged Europe (2001/2199(INI))
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