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Barbari

laLut presenta

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BARBARI

Domenica 26 febbraio ore 17
Siena, Teatro dei Rozzi

liberamente tratto da Aspettando i barbari di J. M. Coetzee

con Silvia Franco, Fabrizio Pezzoni, Andrea Carnevale
regia Silvia Franco
azioni coreografiche Fabrizio Pezzoni
scena Luca Baldini
musica Alessandra Tempesti
luci Antonella Colella
costumi Marco Caboni
una produzione laLut/Zooteatro

Il dolore è verità. Tutto il resto è soggetto al dubbio.
J. M. Coetzee

BARBARI è un indagine sull’empatia o meglio sulla sua assenza.
Il lavoro si ispira al romanzo di J. M. Coetzee “Aspettando i Barbari”.
Un percorso nell’animo umano, raccontato attraverso l’indagine introspettiva del magistrato di un impero, non meglio definito, funzionario di una tranquilla cittadina di frontiera. La vita è scombussolata all’improvviso dall’arrivo degli ispettori militari dalla “capitale”. Ed è proprio lì, sulla linea di confine che si attende il nemico, il barbaro devastatore della ordinata e ricca civiltà imperiale. Su quella linea si snoda l’intera vicenda: si torturano innocenti, perseguitano popolazioni nomadi e primitive famiglie di pescatori, nella insopportabile attesa del pericolo. Un’angoscia che si fa ragion di stato, propulsore emotivo che arma l’esercito anche a danno degli stessi sudditi, e realizza il calpestio tribale di quelle moderne leggi su cui la civiltà imperiale ha fondato la propria fierezza e l’orgogliosa distinzione dai popoli primitivi. Un’angoscia che azzera il tempo, livella civiltà e l’umanità torna alla condizione animale, allo statuto dell’istinto.
BARBARI è un’indagine sul binomio umanità-mostruosità; sul limite fra società “civile” e società “barbara”. Meglio ancora, Barbari nasce dalle crepe, dalle incrinature, dalle fragilità e dalle ipocrisie della cosiddetta società civile.
Simon Baron-Cohen nel suo libro “The science of evil: on empathy and the origins of cruelty” sostiene che i crimini, dai più lievi (ingiuria verbale) ai più gravi (genocidio) nascano da una mancanza di empatia, transitoria o permanente, che ci permette di trattare le altre persone come oggetti.
BARBARI è una pulsione dell’individuo a cercare il suo spazio di libertà; a comunicare il suo senso di giustizia, a trovare il suo modo di stare fra i suoi simili.
In scena tre individui: un magistrato, un colonnello e una straniera.
Il primo amministra la giustizia in un luogo di frontiera, il secondo difende l’impero e i suoi valori; la straniera appare nella vita dei due rimanendo tale fino alla fine. Entrambi cercheranno di “ammaestrarla” o meglio civilizzarla con forme diverse di tortura, psicologica l’uno fisica l’altro, senza riuscirci.
Nei loro ruoli, le figure attraversano la propria storia fino a trovarsi soli con se stessi, a contatto con il solo corpo svuotato da tutte le sovrastrutture sociali.
Un crollo del pensiero, un completo abbandono all’ascolto della dimensione fisica e meccanica dell’involucro uomo che, in qualche modo, restituisce loro una dimensione di umanità.
L’attenzione, dunque, si concentra sui “corpi danneggiati” e si arriva naturalmente a privilegiare un linguaggio che spazi dalla danza al teatro; che includa un dialogo fra la musica, la scena e le figure in azione. Un percorso sul senso del tragico che mette a nudo l’assurdo delle pulsioni umane.

Lo spettacolo è diviso in tre quadri: bellezza, crudeltà, tortura.
I personaggi si muovono tutti insieme come in un sogno: sono ombre, simboli di umanità dove è difficile cogliere la differenza tra la vittima e il torturatore.
Il primo quadro riprende il desiderio di vivere in pace e a stretto contatto con la natura. Il magistrato desidera la pace a tutti i costi e non vuole vedere nient’altro; e allora crea il suo mondo fittizio, il suo eden personale.
Il primo quadro si perde nel secondo, dove l’eden si incrina, si perde e comincia ad affiorare una domanda: Come si può dimenticare il male? Come si può vivere facendo finta che non esista la crudeltà? Non vedere può essere una soluzione.
Il terzo affronta il tema della tortura con immagini e quasi senza parole.
La Storia muove e ingloba le vite degli uomini in un moto circolare dove tutto ritorna come prima. A questo punto, la Memoria e il Ricordo assumono un ruolo fondamentale: senza memoria non c’è ricordo, senza ricordo non c’è testimonianza e senza testimonianza la Storia non esiste.

Stagione Teatrale 2016/2017 TEATRI DI SIENA
Rassegna Siena Teatro

INFO VENDITA BIGLIETTI
Biglietteria Teatro dei Rozzi, piazza Indipendenza 15
sabato 25 febbraio dalle 17 alle 20
domenica 26 febbraio dalle 15 ad inizio spettacolo

posto unico non numerato
intero euro 8
ridotto euro 5 over 65, soci Unicoop Firenze, under 26 anni, allievi scuole di danza e teatro